Kingsman 2 - il cerchio d'oro


darospoaprincipeIl cerchio d'oro... Andiamo al cinema per fede, in effetti: il primo capitolo (qui) ci aveva tutti ben impressionato. Ma anche il primo capitolo de I Guardiani della galassia era stato figo, mentre il secondo...

Incrociamo le dita inanellate, dunque: martoniani e millennials di tutto il mondo, uniamoci!

Colin Firth (qui), Halle Barry, Jeff Bridges, Julianne Moore (qui), Channing Tatum (qui), Mark Strong, Pedro Pascal (qui), un divertentissimo Elton John e Taron Egerton (qui) costituiscono un parterre assai invitante, no?


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Chiariamo subito un punto: questo film è perfettamente autosufficiente. Tutto da guardare.

Chi non ha buttato un occhio al primo capitolo, a parte un debordante
 senso di colpa che dovrebbe corrodergli tutto il colon traverso, non subirà altri danni: un quoziente intellettivo basso non consentirà di apprezzare le molte citazioni sottese da film di nicchia (come Bronx o Equilibrium), d'accordo, ma garantirà comunque la possibilità di godere del pirotecnico cinema messo su dal sempre bravo Mattehew  Vaughn.

Come per il Tomb Raider con Anjelina Jolie prima che si ammalasse appresso a Brad Pitt, anche qui la prima scena incredibilmente adrenalinica sul mitico Cab inglese vale da sola il prezzo del biglietto. 

Martoniani e millennials, felici, proseguono a braccetto nella visione: la fiducia verrà ripagata anche nel prosieguo.

Essere un Kingsman è più dell'abito che indossiamo e dell'arma che impugnamo: è essere disposti a sacrificarsi per un bene superiore - Harry Hart

Allo spettatore non è richiesto alcun sacrificio: il film scorre via ch'è una bellezza! Veloce con scene pulp alternate a slow motion; sorprese e colpi di scena; gadget degni di James Bond (qui); il tutto accompagnato da una godibilissima colonna sonora che va da My way di Frank Sinatra (qui) a Let's go crazy di Prince (qui), passando per Don't leave me this way di Harold Melvine, Word Up dei Cameo ed Eggy is back (qui), vero leit motiv dell'intera storia. Che soundtrack!

C'è qualcosa di innovativo nella trama? No. C'è gnocca indimenticabile al pari della Ursula Andress di Licenza di uccidere? No. Interpretazioni memorabili, allora? Nemmeno. Ma è il mix perfettamente dosato di tutti gli ingredienti a rendere spettacolare le due ore di proiezione. Ben dirette. Ben interpretate. Ben Ten. Ben Harper.
I modi definiscono l'uomo: intuite il significato? - COLIN FIRTH as Harry "Galahad" Hart

darospoaprincipeI tempi definiscono la trama. 

I media ci dicono costantemente che gli americani dell'era Trump sono rozzi e primitivi? Il film pone bene in luce questo aspetto ponendo a confronto le raffinate maniere da lord inglesi dei Kingsman con quelle primitive dell'entroterra statunitense degli Statesman

Dai nomi della mitologia Inglese ai nomi degli alcolici per definire in codice le varie spie, il percorso è tracciato.

Peccato che la versione doppiata in italiano non abbia reso la bravura degli attori nel rendere macchiettistico questo stacco: avrebbero potuto adottare almeno la tattica de I Simpson ricorrendo ai dialetti dello stivale, no? Troppa fatica. Peccato.

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I media ci dicono che le donne devono assumere più potere? Pronta la sceneggiatura ad hoc: il villain di questo lungometraggio ha le fattezze di una donna, piacente ma non più di primo pelo, per altro. La caratterizzazione di Poppy realizzata da Julianne Moore è notevole.

Rende credibile un ricatto al mondo. Rende credibile l'ipotesi portata avanti tutta la vita da Marco Pannella: l'antiproibizionismo in materia di droghe.

Anche qui: il presidente degli usa&getta viene ritratto come un ritardato cinico e inconcludente. E... Rullo di tamburi: la sua posizione viene schiacciata nel finale del film. Sogni realizzati al cinema: quanto ci vorrà per vederli trasposti nel reale?

Ma a parte queste evidenti cadute di tono, associate alle petulanti quanto massive inquadrature del logo Apple in ogni frangente, volte ad inebetire ulteriormente le masse plaudenti, il film scorre via tra un colpo di scena e l'altro, tra una battuta e l'altra (simpatico il perpetuarsi del gioco di parole cominciato sul finire del primo episodio tra la principessa Tilde e il nostro eroe Eggsy:

'Se ti salvo mi darai un bacio?'
'Certo!'
'E se vado oltre e salvo il mondo?'
'Vado oltre e ti dò il mio... back!')

Nella famosa scala Guttalax il film si posiziona dunque male assai: dopo una dura settimana di lavoro, il venerdì sera in seconda serata, non si rischia affatto di dormire. Né di correre in bagno per disturbi allo stomaco (anche se difficilmente si mangeranno ancora polpette dopo aver assistito a questa proiezione). 

Diciamocelo chiaramente: un film che non ricorre a nazisti cattivi, ebrei buoni, gay buoni, negri buoni, sofferenze intime e struggimenti vari per ottenere qualche riconoscimento di pubblico è senz'altro un film da vedere.