Stefano Quantestorie


L'esistenza è data dalla fortuita combinazione di accadimenti oggettivi. Tuttavia esistono alcuni punti fermi:

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  • non salire democraticamente con costanza sul carro del vincitore, non aiuta a ottenere il successo.
  • non realizzare pelosi tributi alle classi egemoniche, non rende la vita bella.
  • non declamare in pubblico testi 'sacri' quali la Divina Commedia e la Costituzione, non è d'ausilio nella definizione di benigni orizzonti.


Maurizio Nichetti è oggettivamente un genio. Tuttavia non ha mai ricevuto riconoscimenti unanimi, solo perché affatto organico al Sistema. Eppure anche il letame è organico e, fatta eccezione per i campi coltivati, non piace a nessuno. Misteri della fede...

darospoaprincipeVolere Volare (qui) è film del 1991 in cui il mix tra realtà e disegni animati è abbattuto dalla sceneggiatura impeccabile (premiata col David di Donatello), dalla regia veloce e dalle interpretazioni puntuali dei vari attori (una spesso nuda Angela Finocchiaro e un divertente Patrizio Roversi, su tutti). 

Altro che quarta parete di Deadpool (qui)!

Il richiamo al più famoso Chi ha incastrato Roger Rabbit di Robert Zemeckis del 1988 viene via naturale, d'accordo, ma il nostro Nichetti ha infarcito la vicenda di implicazioni filosofiche relative all'accettazione di sé che nel soggetto americano mancano completamente. I millennials fanno ancora in tempo a godere di tutti e due; i Martoniani avrebbero di sicuro prediletto il mix realizzato da Nichetti, se solo il gruppo La Repubblica-L'Espresso si fosse degnato di magnificarne progressivamente le sorti.

E infatti, quanti sono i Martoniani accorsi nelle sale a vedere il meraviglioso Stefano Quantestorie uscito nel 1993? E quanti tra loro si sono esibiti invece in forbiti dibattiti filosofici su Sliding Doors uscito nel 1998? Maledetti esterofili!

Vero è che entrambi i film prendono in realtà spunto dal lungometraggio Destino Cieco (Przypadek, conosciuto anche col titolo Il Caso), scritto e diretto dal Maestro Krzysztof Kieślowski (qui) nel 1981. Ma, dobbiamo ammetterlo, ci sono delle belle differenze tra la rilettura americana e quella italiana.

Anzitutto va evidenziato come il film USA si avvalga della guest star gnocca e WASP  Gwyneth Paltrow, ben prima della saga di Iron Man; mentre quello italiano presenta Milena Vukotic come interprete femminile, già dopo la saga di Fantozzi.

E a poco è valso lo sforzo del nostro Nichetti di rispondere ante litteram assoldando Elena Sofia Ricci, Amanda Sandrelli e Caterina Syolos Labini: i Martoniani sono comunque rimasti più favorevolmente impressionati dal film americano. Per quanto, in quel tempo, Elena Sofia Ricci se la poteva battere evidentemente con chiunque.

Ma lasciamo gli ormoni dei Martoniani da parte e proseguiamo con l'analisi del film.

Stefano Quantestorie è un esperimento particolare. L'idea di base è anche abbastanza abusata, in fin dei conti: l'uomo di quarant'anni che volge il pensiero al passato zeppo di rimpianti. La peculiarità è tutta nello sviluppo dei vari 'se avessi scelto...' e nella sapiente mano del regista posta a gestire i vari incastri con somma levità.

Da ogni 'se avessi scelto...' diparte naturalmente uno sviluppo esistenziale differente: se a diciassette anni fosse partito per l'America; se avesse superato l'esame per diventare carabiniere; se avesse conseguito la laurea; se fosse diventato aviatore; se avesse sposato Angela, piuttosto che Chiara o Costanza... 


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E ad ogni bivio il nostro Nichetti c'illustra cosa sarebbe capitato a Stefano. La peculiarità si trova pure nel registro narrativo: non di film a episodi trattasi. È film che cresce, che si sviluppa come una spirale. I vari personaggi finiscono coll'incontrarsi: esistenze che lambiscono il momento comune alterando il reciproco scorrere del tempo. Gli incontri sono energie. E le energie che ci toccano, ci cambiano. Dove comincia la realtà? Dove finisce il sogno? L'arte del nostro Nichetti s'esprime al meglio nei sapienti cambi di inquadratura, nelle scene un po' fumettistische (tipo il pianto a fontanella della mamma quando non vede il figlio realizzato come aveva sognato).

Questo film è un geniale inno alla vita. Stefano e le sue aspirazioni. Stefano e i suoi sogni (diventare carabiniere o professore). Stefano e le sue passioni (sassofonista). Stefano e le sue deviazioni (rapinatore). Stefano e i desideri dei suoi genitori per la sua crescita. Stefano e gli incontri... Stefano Quantestorie: tutto quanto lo ha portato ad essere ciò che è, piuttosto che altro; tutto quanto lo ha condotto a riconoscere la vita in ogni respiro (qui). 

Non più rimorsi per le minchiate commesse. Non più recriminazioni per il lavoro non accettato. Non più rimpianti per l'amor perduto. La vena malinconica propria del 'se avessi scelto...' lascia il posto alla presa di coscienza della perfezione del momento presente: il migliore possibile. Il momento dipinto da tutte le scelte, compiute o anche solo ipotizzate nell'arco della vita; quelle scelte che ti hanno scolpito pezzettino dopo pezzettino, fino a definire la splendida opera d'arte che si ritrova a vivere il presente, l'hic et nunc: te stesso.

Quando impari ad abbracciare il passato, ti proietti più leggero verso il futuro (qui).

Le musiche di Feiez e Rocco Tanica, degli Elio e le storie tese, sottolineano con puntualità i vari snodi dell'articolata quanto fluida sceneggiatura (nella scena in cui il protagonista prende il treno per andare in America, per esempio, si può sentire una versione embrionale di 'Bobbi Burrs', qui).

Meno pesante del Maestro Kieślowski. Più profondo della versione yankee di Howitt
Quando la poesia incontra il cinema. 

Consigliato a tutti i millennials, come utile spunto di riflessione sull'esistenza. Consigliato ai Martoniani, perché non di solo Roberto Benigni e La Repubblica è fatto il mondo della kultura.

L'avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge... Gustave Flaubert