Guardiani della Galassia - vol. 2


Goduto del primo (qui), è naturale puntare a farsi tutta la saga.

Questo pensa lo spettatore medio. E, dato il divertimento provato, anche i Martoniani si sono convinti ad accorrere nelle sale per godersi al meglio il secondo episodio de I Guardiani della Galassia.

Come si fa a non dar credito alla coppia James Gunn / Chris Pratt visto il risultato del loro scoppiettante connubio? Avendo aumentato considerevolmente il budget, andiamo sul sicuro, no? 

Parliamoci chiaro: quanto alto può essere il rischio che la saga si trasformi in sega e il medio denoti alla fine solo il dito alzato dallo spettatore? Il mio mantra è: no spoiler.


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Premettendo che anche questa volta il film è stato girato per essere meglio apprezzato in 3D, la scena iniziale potrebbe da sola valere il prezzo del biglietto: spettacolare, ironica, divertente, spumeggiante; con un baby Groot ballerino che spopolerà di sicuro tra i gadget più venduti.

Solo che, proseguendo, sorge quasi l'idea che i tre sceneggiatori (lo stesso James Gunn coadiuvato da Dan Abnett e Andy Lanning) abbiano dato fondo a tutte le riserve di zuccheri per la scrittura di quella prima mirabolante sequenza.

Riprendere personaggi e mode degli anni 80 è approccio degno di nota: i millennials nulla conoscono di quell'epoca e quelli più grandi saranno inondati da cascate di romantici ricordi. Questo devono aver pensato i tre tenori. Beh... hanno steccato. 

Quello che è risultato valido per i risvoltini (i millennials la credono moda costruita su di loro, quando invece basterebbe guardare una puntata di Happy Days per rendersi conto della triste verità), non risulterà valido per questo lungometraggio di oltre due ore. Ci sono mode che non tornano.

Non basta un po' di glassa per rendere buona una torta. E non è aggiungendo zucchero a strafottere che si recupera quello bruciato nella stesura della prima scena. 

Il film è infarcito di buoni sentimenti. Si può dire che tutto ruoti attorno al concetto di famiglia: Peter/Starlord (Chris Pratt) cerca il padre, Gamora riallaccia il rapporto colla sorella cyberpunk, Drax (Dave Bautista) lacrima al pensiero della figlioletta perduta, Rocket Raccon cerca costantemente attenzioni come un bimbo affetto da ADHD. I Martoniani godono di questa vena intimistica. I millennials sbadigliano. Il punto di non ritorno viene passato quando Ego racconta a Peter la storia del l'umanità rifacendosi al mito di Zeus trombatore seriale che ha seminato semidei in tutto il mondo conosciuto.
Mi chiamo Ego e sono tuo padre 
I tre tenori si rendono subito conto di dover addrizzare la trama: dopo la pirotecnica scena d'ingresso, stanno indugiando troppo su ritmi da telenovela brasiliana (io sono tuo padre!, Tutto questo un giorno sarà tuo!, etc...).
Ci sono due tipi di esseri nell'universo: quelli che ballano e quelli che non ballano (qui). Tu devi solo trovare una femmina patetica come te - Drax a Starlord 
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'Figa ce n'è?' chiedono allora i millennials a viva voce. La selezione dei tre tenori è di prim'ordine: Zoe Saldana (Gamora) di verde impiastricciata fa la sua porca figura, certo; Karen Gillan (Nebula) di blu ricoperta, pure; Elizabeth Debicki (Aysha) di oro colata, ha un suo perché; e su tutte svetta Pom Klementieff 😍 (Mantis), di antennine dotata. Ma non è col body painting che si può risollevare l'umore di 'sto film.

E allora? Se le donne non hanno funzionato, si passa ai motori. Ecco dunque partire una classica scena d'inseguimento nello spazio, condita con slalom tra gli asteroidi (Lucas, tutti ti sono debitori!); ecco poi sopraggiungere la necessità di far esplodere un pianetino dall'interno (oh, Morte Nera: che tu sia lodata in eterno!): i millennials esultano, non avendo mai visto Star Wars; i Martoniani un po' si deprimono.
Tu sei ciberneticamente progettato per essere uno psicopatico - Starlord a Rocket Raccon
Niente: nemmeno i rapidi scambi da cabaret di terz'ordine rinfrancano lo spirito dell'avvilito spettatore. Da Starlord a Stardust.

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A cos'altro ricorrere, dunque? Gli effetti speciali a profusione, evidentemente, non bastano. Idee nuove non ce ne sono. Ritorniamo agli anni 80, allora: i millennials non conoscono una cippa di storia, i Martoniani rivivranno mentalmente i fasti della loro giovinezza. È questa la via, pensano i tre tenori.

Tango & Cash fu un successone di quegli anni: Sylvester Stallone che cominciava a riverniciare la sua fama di duro con ruoli più da commedia, coadiuvato da un Kurt Russel sulla cresta dell'onda... Il botteghino sorrise. Perché non richiamarli, si saran chiesti i tre tenori? Ed ecco così apparire sulla scena rispettivamente Stakar & Ego. Il perché della partecipazione di Stallone... temo ci verrà rivelato nel terzo episodio di questa sega.

I tre tenori ci conducono per mano verso l'epilogo telefonato: tutto scontato? Sì. E l'accompagno, in effetti, non era proprio necessario, a meno di non voler considerare lo spettatore un emerito deficiente. E probabilmente tutti i torti non ce li hanno: il film è imbarazzante. Privo di una trama solida. È un patchwork di scenette. Un patchwork di 140 minuti. Tinto male.

Quando comincia a suonare Father & son di Cat Stevens (qui), gli orizzonti tornano a schiarirsi: sta finendo. Coraggio: abbiamo condotto in porto anche quest'avventura. I titoli di coda cominciano finalmente a scorrere. 

Ma... Un attimo: questo è un prodotto della Marvel! C'è senz'altro un altro finale dopo i titoli di coda. I tre tenori non possono essere stati tanto perfidi da non giocarsi questa carta per risollevare l'umore della depressa platea. Restiamo seduti in sei: agli altri è bastato il  resto del film. 

E da qui... chi vuol farmi compagnia, resti fino alla fine delle fini, ciucciandosi qualche spoiler. A tutti gli altri... Grazie del supporto: ne avevo bisogno. Condividere le sofferenze aiuta a superarle. 

Il senso di colpa degli sceneggiatori doveva comunque essere a livelli di guardia: di finali ne han strutturati ben cinque! Cinque possibili nuovi film. Eccoli.

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Pensaci: io ti ho avvisato!

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Ok... te la sei voluta!

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1. Kraglin (Sean Gunn, fratello del regista e sosia di Pif) ha ereditato la Freccia di Youndu (Michael Rooker) dopo la morte di quest'ultimo, e prova a comandarla tramite il fischio. Vista l'inesperienza, l'arma finisce per colpire Drax, che urla dolorante mentre Kraglin esce come un imbarazzato fumetto dall'inquadratura.

2. Stakar Ogord (Sylvester Stallone) si riunisce con Charlie-27 (Ving Rhames) e Aleta Ogord (Michelle Yeoh), membri dei Guardiani originali insieme a Yondu, dopo aver assistito al funerale stellare  di quest'ultimo.

3. Ayesha, la Grande Sacerdotessa dorata del popolo dei Sovereign, annuncia la creazione di una vera e propria arma di distruzione per sconfiggere i Guardiani: Adam (Warlock).

4. Groot, ormai adolescente, viene rimproverato da Starlord per il disordine della sua camera. Star... dust, esasperato, dice di capire come si sentisse Yondu ai tempi della sua adolescenza.

darospoaprincipe5. Stan Lee, comparso anche all'interno della pellicola nel suo piccolo abituale cameo, viene inquadrato sulla Luna a parlare ancora con tre Osservatori, fino a quando le creature si allontanano stanche di ascoltarlo.