Baby Boss


darospoaprincipeTim è un bimbo che vanta tutte le attenzioni dei suoi adorabili genitori: vive felicemente i suoi 7 anni da figlio unico.

Chiaramente non vorrebbe cambiare una virgola della sua vita: il triangolo, in certi ambiti, è la forma perfetta. Ma il punto Zero è prossimo: Renato viene superato dall'arrivo di un fratellino (qui)! E da tre a quattro il passo è più breve di quanto si possa pensare.

Dreamworks entra nel terreno di Pixar e lo fa senza alcun timore reverenziale.



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La fase di accettazione è tutt'altro che scontata: la scena in cui Tim legge la favola di Hansel e Gretel a Baby Boss merita una particolare menzione. 

Le favole non sono altro che storie orribili, di sevizie e ammazzamenti di mostri e streghe; lo stesso Carlo Lorenzini (a.k.a. Collodi) dovette cambiare il finale splatter di Pinocchio, che nella versione originale si impiccava.

I bambini, si sa, sono molto più sensibili degli strampalati adulti contemporanei, tutti presi dal vortice della propria vuota esistenza, affrontata senza un minimo di partecipazione e assorbita da palestra e lavoro.

Ma è qui comincia la parte gialla del film: è solo la fervida fantasia di Tim ad immaginare il peggio, oppure questo neonato, oltre a monopolizzare attenzioni e cure, nasconde davvero qualcosa? 

Il giallo si infittisce tra gag e battute molto gustose.

darospoaprincipeI millennials ne godono e ridono: non tutti i bambini hanno la stessa sensibilità. Ma tutti i bambini hanno le stesse paure. E molti non le hanno superate manco da adulti.

I Martoniani vengono immediatamente colti da un groppo in gola: correva l’anno 1988, quando Baby Herman, adulto col corpo da bebè, imponeva la sua presenza nel film Chi ha incastrato Roger Rabbit, autentica pietra miliare della settima arte. Sicuramente ignorata dai millennials.
Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma - 
Antoine Laurent de Lavoisier
Il povero Tim viene trascurato, abbandonato e addirittura punito, perché si accorge di quello che i genitori adorabili, ma davvero storditi, non riescono proprio a vedere. Baby Boss è in missione per scoprire la causa di un fenomeno che ne sta minacciando la presenza: le coppie di adulti iniziano a prediligere cuccioli di animali ai cuccioli di umani (qui)! 😱

Per ristabilire l’equilibrio e non fallire, è costretto ad allearsi con Tim. E, naturalmente, dalla convivenza forzata iniziale, si passerà alla complicità

E la squadra si amplierà avvalendosi dell'aiuto di altri bambini che colgono l'essenza dell'incombente minaccia.

I genitori, adorabili ma storditi, diventano due perfetti idioti quando, spinti dal loro capo, affidano la prole a un’inquietante baby-sitter.

E giù altre divertenti gag, volte a ridicolizzare l'appalto della crescita dei propri figli a perfetti sconosciuti.

I bambini si divertono. I millennials pure. Martoniani e genitori riflettono, forse...

Anche se naturalmente cosparso di un'aura da 'volemose bbene', il film tiene e lascia pure un messaggio agli spettatori: più bimbi trattati come animali, meno animali trattati come bimbi.

Sogno o realtà? Chi vivrà, vedrà.