Il 'Che' vive ancora!


Mezzo secolo. Mezzo secolo che Lui non c'è più...

darospoaprincipeSono cinquant'anni che la Libertà ha perso uno dei suoi paladini più valenti.

Il poeta rivoluzionario. Il medico idealista. L'infaticabile eroe. La maglietta più ribelle del dopoguerra. L'effigie più presente su gadget antisistema di ogni epoca, a mo' di monito anticapitalista.

Chi non ha subìto il fascino del prode Ernesto 'Che' GuevaraChi non ha pronunciato almeno una volta con enfasi: ''Hasta la victoria siempre!''?

A me, nell'anniversario della sua prematura scomparsa, non rimane che guardare 'I diari della motocicletta', per sognare un po'. Specie in questi tempi d'oppressione nei quali tutti siamo in attesa del Liberatore. Ah, se ci fosse ancora Lui...


Il film di Walter Salles ci richiede oltre due ore di tempo per mostrarci il viaggio on the road di Ernesto Guevara Linch de la Serna (interpretato da Gabriel Garcia Bernal), compiuto in moto lungo le vie dell'america latina col suo fidato amico Alberto Granado (interpretato da Rodrigo de La Serna).

Come non restare affascinati dal giovane idealista in vacanza che, invece di trombarsi ogni fanciulla che gli capita a tiro, dirotta le sue energie su riflessioni politico-esistenziali volte a scongiurare o quantomeno risolvere le numerose ingiustizie sociali planetarie?

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Un mito resiste allo scorrere del tempo finché risulta profittevole: hasta il mechandising, siempre! È qui che nacque dunque il mito: in vacanza. Non in una catena di montaggio. Immediato l'aggancio ad un poeta del calibro di Francesco Guccini, per tirar giù il memorabile verso de 'La Locomotiva': 
Gli eroi son sempre giovani e belli
Più facile rendere icona uno figo e dannato, che uno storpio e balbuziente, no? Da questo a monetizzare con canzonette pop dedicate al pacifismo, il passo è breve. Ed è così che pure Lorenzo Cherubini, quando era ancora Jovanotti, si ritrova a dedicare memorabili versi al nostro idolo:
Sogno un’unica chiesa che va da Che Guevara a Madre Teresa
Ma prima ancora fu il turno di Roberto Freak Antoni e dei suoi Skiantos che arrivarono a mettere in rima la seguente dedica nella Canzone per Che
Mitico Ernesto, comune mortale
che ha dato la vita per un ideale
facendo davvero quel che lui sognava
volendo sul serio quel che poi diceva
esempio per tutti di rara coerenza
anche per chi non approva la sua militanza
Mi preme poi ricordare le belle parole spese da Daniele Silvestri
C'è, se vai ben oltre l'apparenza, un'impossibile coerenza
che vorrei tu ricordassi almeno un po'
C'è una storia che oramai è leggenda, e che potrà sembrarti finta
e invece è l'unica certezza che ho
Canta che ti passa, mi verrebbe da ridire: l'intellighentia è coerentemente tutta per il Che!

Nel corso del tempo fior di sciampisti da bottega si sono accapigliati per demolire la messianica figura del Cristo, ma mai nessuno ha investito la pur minima energia per far luce sulle ombre del Nostro: era davvero così puro e immacolato?

darospoaprincipeIn fase adolescenziale, ammettiamolo, è naturale cercare figure che contrastino il credo genitoriale: bisogna affermare il proprio ego. In qualunque modo. Quello più semplice, in effetti, è dato proprio dal coprire l'effigie di un bel barbuto coll'occhio azzurro, il capello fluente e l'aria sempre triste, con quella pur sempre barbuta di un pacifista militare sorridente, sempre col capello fluente. 

Sii puoò faare!, gridava estatico il 'Dr. Frankenstiin'. E le generazioni degli ultimi 50 anni, obbedienti al credo della disobbedienza, l'hanno fatto: attaccare Gesù per attaccarsi al Che.

Tuttavia, laddove accompagnata a processi sinaptici funzionanti, la curiosità si evolve con l'incedere dell'età: la fede finisce coll'assumere l'aspetto di cibo buono solo per gli adolescenti e i vecchi rincoglioniti; nel mezzo del cammin di ciascuna vita, evidentemente, c'è bisogno di compiere ben altro tipo di ricerca. Sempre rammentando l'assunto che la storia la scrive chi vince (qui).

Tutti concordano nel ricordare che Ernesto Guevara detto il “Che” è nato il 14/05/1928 da una famiglia borghese di Buenos Aires (Argentina, n.d.r.), nobili natali che gli consentirono di dedicarsi liberamente a letture di ogni tipo, da Jules Verne a Pablo Neruda (è colpa sua se ancora oggi quest'ultimo viene considerato un poeta di prim'ordine). 

Dopo la fase in cui fu soprannominato 'el chanco' (lo zozzone), a causa della scarsa simpatia mostrata nei confronti di Comare Igiene; dopo essersi fatto riformare per asma dal servizio militare e dopo aver atteso con scarso profitto la facoltà di ingegneria, il buon Ernesto si laureò in medicina con l'idea di salvare il mondo.

Col titolo di studio in tasca, parte a cavallo della sua Norton 500 per affrontare il tour dell'america latina: non avendo obblighi verso alcuno e non vantando il bisogno di dover sbarcare il lunario come il 95% dei suoi compaesani, il buon Che potè serenamente affinare il suo pensiero critico verso l'opera intellettuale di Gandhi.

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È infatti lungo questo filosofico bighellonaggio che viene in contatto col dittatore Jacobo Arbenz, un approfittatore filobolscevico che, mentre tiene la popolazione in condizioni di estrema miseria, gira in Cadillac tra i suoi palazzetti coloniali sparsi per il Guatemala: certi insegnamenti gli torneranno utili nel prosieguo. 

La vita, si sa, è fatta di piccoli eventi concatenati: a causa dei forti interessi economici degli Usa in Guatemala, viene inviato un contingente mercenario comandato da Castillo Armas per rovesciare il povero Arbenz e il “Che”, ancora votato al dettato gandhiano, scappa e si rifugia nell’ambasciata argentina; da qui ripara poi in Messico dove, in una notte del 1955, incontra un giovane avvocato cubano e barbuto in esilio che si prepara a rientrare in patria: Fidel Castro

Entrano subito in sintonia condividendo gli alti ideali, il culto dei “sigari” e la volontà di espropriare al dittatore Batista la nazione cubana. C'è chi trasforma l'acqua in vino, chi i sigari in fumo: a ciascuno il suo. Sbarcato clandestinamente a Cuba con Fidel, nel 1956 il Nostro si autonomina comandante di una colonna di “barbudos” e si fa immediatamente notare per la sua crudeltà e determinazione: Gandhi era ormai passato di moda. 

Il Che sa, per averlo appreso dalle sue amatissime letture, che le truppe si tengono unite solo con durezza e determinazione: quando scopre che un giovane della sua unità combattente ha rubato un pezzo di pane a un compagno per la fame che stava patendo, senza manco un processo, lo fa legare a un palo e fucilare. Colpirne uno per educarne cento. C'è chi spezza il pane e e chi spezza gli animi dei subalterni: a ciascuno il suo.

Castro, che evidentemente aveva approfondito in precedenza lo studio dell'opera di Goebbels, sfrutta intanto a meraviglia i nuovi mezzi di comunicazione e, seppure a capo di pochi e male armati miliziani, viene innalzato agli onori della cronaca dai Tg locali, che contribuiscono a costruirne l'imperitura fama.

Dopo due anni di scaramucce nelle foreste cubane, la barbuta milizia del “Che” riporta la prima vittoria su Batista nel 1958: a Santa Clara un treno carico d’armi viene intercettato e cinquanta soldati fatti prigionieri. In seguito a ciò Batista fugge e lascia l’Avana sguarnita. 'Hasta la victoria siempre' ha in effetti avuto più fortuna di 'ama il prossimo tuo come te stesso'.

Castro fa la sua entrata trionfale nella capitale accolto dalla popolazione festante. Una volta rovesciato il governo, il mite Guevara vorrebbe imporre da subito la rivoluzione comunista, ma finisce con l'avere la peggio di fronte ai suoi compagni d'armi autenticamente democratici.

Il Mitico viene allora nominato “procuratore” della prigione della Cabana. S
otto il suo ufficio cresce esponenzialmente il numero di torture e omicidi: secondo alcune stime, sarebbero state eliminate oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d’armi che si rifiutavano di obbedire e di piegare il capo a una dittatura che già aveva cominciato a far rimpiangere il governo precedente.

È nel 1960 che il dr. De la Serna  (anche Mengele era dottore, no?) inaugura il campo di concentramento ('campo di lavoro') sulla penisola di Guanaha, dove trovano la morte oltre 50.000 persone colpevoli di... dissentire dal castrismo, o per le manifeste idee politiche o perché sessualmente deviati (gay e omosessuali non erano particolarmente ben visti). Ma non sarà questo il solo lager, altri ne sorgeranno in rapida successione: a Santiago di Las Vegas viene istituito il campo Arca Iris, nel sud est dell’isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il Campo Capitolo, un campo speciale per i bambini sotto i 10 anni. I dissidenti vengono infatti arrestati insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati viene lasciata in cella a pane e acqua, in attesa della sicura tortura e della probabile fucilazione.

Una volta messo a regime il sistema giudiziario, viene nominato Ministro dell’Industria e presidente del Banco Nacional, la Banca centrale di Cuba. Mentre si riempie la bocca di belle parole, il buon Ernesto si riduce ad abitare in una lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale dell’Avana. La rivoluzione, non dimentica mai di confermarlo nelle sue interviste, passa attraverso i doverosi sacrifici. 

Praticando ludiche attività borghesi quali il tiro al piattello, la caccia grossa e la pesca d'altura, mette su qualche chilo mentre si destreggia abilmente tra un party e l'altro: le pubblic relations, si sa, divengono fondamentali quando si deve gestire il potere. 
È l’odio che rende l’uomo una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere - Che Guevara
Dopo aver depresso anche l'economia, Castro lo spedisce in giro come ambasciatore della rivoluzione. Al grido di 'Creare due, tre, mille Vietnam!', il nostro eroe senza macchia e senza paura si ritrova nell'Algeria del 1963, pronto a spalleggiare lo sterminatore Desirè Kabila (poi dittatore del Congo) nel compiere massacri di civili inermi. Identiche procedure lo condussero di seguito in Angola, dove ancora oggi è possibile incappare nelle centinaia di mine anti uomo disposte ovunque al fine di mantenere il nuovo ordine costituito.

Il suo continuo desiderio di diffusione della lotta armata e il suo spirito da esportatore di democrazia lo portano nel 1967 in Bolivia, dove si allea col Partito Comunista locale ma senza riuscire ad ottenere l'appoggio della popolazione indigena. Anzi... Isolato e braccato, Ernesto De La Serna viene catturato dai miliziani regolari (supportati dai servizi segreti del più famoso stato esportatore di democrazia al mondo: gli Usa) e giustiziato il 9 ottobre 1967.
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Il suo corpo esposto diviene subito un’icona sinistra a livello mondiale e le crude immagini dell’obitorio vengono paragonate alla “deposizione di Cristo” (impressionante il parallelo con l'opera del Mantegna, in effetti). 

E coloro che tacciano di mercantilismo la Chiesa o di capitalismo chi si appende in cameretta il poster di icone fashion come Marilyn Monroe, sono proprio quelli che comprano bandiere rosse, sciarpette arcobaleno, fazzoletti viola e tante altre simili menate, sempre rigorosamente accompagnate dall'immancabile maglietta con l'effige del mitico Guerrillero Heroico, foto scattata dal celebre fotografo Alberto Korda durante un funerale in cui partecipavano anche fulgidi esponenti dell'intellighentia internazionale come Simone de Beauvoir (George Soros guadagnerà pure su questo tipo di merchandising, no?). A ciascuno il suo.

Sempre abbigliati in linea con la massa per far sentire la propria voce contro le guerre degli altri: le guerre dei nostri amici, si sa, non comportano mai versamenti di sangue innocente.

Hasta la victoria siempre? Ma la vittoria di chi?

Meglio sarebbe: Hasta la verdad siempre.