Grand Hotel Budapest

Wes Anderson è un genio? 

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Oggi la genialità è sempre più diffusa: talmente alto il livello di mediocrità che si finisce col considerare genio chi in altra epoca sarebbe stato senz'altro uno tra tanti.

E però... Wesley Wales Anderson è un genio.

Dopo i Tenenbaum, nel quale aveva messo insieme un cast stellare per una storia surreale e divertente, rieccolo all'opera con questo delizioso lungometraggio.

Eviterò di trovare altre analogie tra le due bizzarre storie oltre a queste due espressioni: 'cast stellare' e 'surreale'. Eviterò la lista degli attori famosi scritturati per non riempire di soli nomi questo articoletto. Eviterò spoiler come a mio solito.


darospoaprincipeSurreale, si diceva: in mezzo a tanti interpreti di fama mondiale, il ruolo principale se l'è ritagliato l'Hotel.

La vicenda risulta mai banale: si parla anche d'immigrazione e di frontiere, di amicizia e di riconoscenza.

Ogni singolo elemento, ogni dettaglio è frutto di uno studio apparentemente maniacale: questo film rasenta la perfezione e in ogni sua componente e nella visione d'insieme. La levità della narrazione è magnificamente accompagnata dalla finezza delle inquadrature.

Se un appunto si deve fare, questo può essere interamente ascrivibile all'uso del termine 'fascista' negli '30 e con accezione negativa: il Fascismo, come si sa, fu considerato negativamente solo dopo la Guerra.

Ma l'establishment campa e alligna su questo sistema educativo spinto, per cui...

È su scenografia e foto, comunque, che Wes dice grandiosamente la sua: il ritorno alle comiche di Ridolini, col colore, rende il film anticamente attuale. Andy Wharol non è passato invano.

La colonna sonora di sapore retrò definita da Alexandre Desplat accompagna con tocco delicato le mirabolanti avventure dei protagonisti e dei comprimari, mai marginali nell'economia della trama.

Il film risulta anche superficialmente gustoso e divertente: è uno dei quei film in grado di soddisfare i palati più fini dei cinefili e quelli meno raffinati degli spettatori domenicali dediti ai blockbuster.

Personalmente ho avuto il piacere di goderne la visione nell'arena A di Piazza Vittorio, grazie all'Associazione Culturale Arene di Roma. 

I biglietti che fungevano da ricevuta erano grossi come lenzuoli in barba a tutte le campagne di salvaguardia della foresta Amazzonica, d'accordo; le sedute erano scomode assai, d'accordo; talvolta si percepiva distintamente l'audio della proiezione avviata in contemporanea nell'arena B, d'accordo; il film è partito in lingua originale ingenerando lo sgomento nella pur bendisposta platea, d'accordo. Ma, nonostante questi pur rilevanti dettagli, è risultato come già sopra evidenziato, un gran bel vedere. Consigliatissimo.

Signor Gustave (Ralph Fiennes) - In nome di Dio,che cosa ti ha indotto a lasciare la Terra Natia cui appartieni e percorrere indicibili distanze per diventare un immigrato squattrinato in una società raffinata e colta che, francamente, avrebbe potuto fare a meno di te?
Zero (Tony Revolori) - La guerra.